Ciao mondo!!

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i mille pacchetti

Ogni
pacchetto che mi chino a raccogliere,

qualche
altro ne perdo dalle braccia o d’in grembo,

E
tutto il mucchio vacilla, bottiglie, panini,

Estremi
troppo difficili a reggersi in una,

Eppure
niente voglio lasciarmi indietro.

Con
tutto quello che ho per reggere, mani

E
mente e cuore, se occorre, farò del mio meglio

Per
conservare il castello in equilibrio sul petto.

Mi
piego giù sulle gambe per impedirlo, ma crolla;

E
poi mi siedo nel mezzo di tutta quella rovina.


Avrei dovuto mollarlo lungo la strada il mio carico

E
veder se potevo aggiustarmelo meglio.

 

Robert Frost, Le braccia cariche

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La rinascita delle donne

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa

 

in assoluto è una donna in rinascita.

 

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.

 

Che uno dice: è finita. No, finita mai, per una donna.

 

Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede,

 

anche se non vuole.

 

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo

 

che ti fa la morte o la malattia.

 

 

 

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai

 

giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un

 

esame, peggio che a scuola.

 

Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti

 

guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.

 

Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu

 

che lo fai durare.

 

 

 

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un

 

uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non

 

flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua

 

vita. Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.

 

Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare,

 

che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.

 

Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la

 

racconti,te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene

 

così. Sto bene così, sto meglio così".

 

E il cielo si abbassa di un altro palmo.

 

 

 

 

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato

 

Natali e Pasque.

 

In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima; ed è passato tanto

 

tempo, e ce ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno

 

cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più

 

chi sei diventata.

 

Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento

 

che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.

 

Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo

 

lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi. E hai pianto.

 

Dio quanto piangete!

 

Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre

 

camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro,

 

sul motorino.

 

Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.

 

E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore,

 

Perché l’aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato,

 

hai parlato.

 

Quanto parlate, ragazze!

 

Siete lacrime e parole.

 

Per capire, per tirare fuori una radice lunga

 

sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così?

 

Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"

 

Se lo sono chiesto tutte.

 

E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a

 

quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli .

 

Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto.

 

 

 

 

Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per

 

guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.

 

Perchè una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto

 

che la trascinerà sempre avanti.

 

Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per

 

la tua nuova te.

 

Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te

 

stessa.

 

Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

 

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.

 

Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è

 

come un diesel.

 

Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.

 

E’ un’avventura, ricostruire se stesse. La più grande.

 

Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle

 

tende o dal taglio di capelli.

 

 

 

 

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo

 

meraviglioso modo di gridare al mondo "Sono nuova!"

 

con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.

 

Perchè tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è

 

aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto

 

per noi stesse".

 

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più

 

grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.

 

È la primavera a novembre.

 

Quando meno te l’aspetti.

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Venditori di Canzonette

 

Lo squallore generale del luogo non si avverte tanto nel centro cittadino, dove il brulicare della folla crea un certo colore locale. Il senso di desolazione si percepisce soprattutto nelle stradine secondarie, con negozietti bui e malridotti, pieni di calcinacci e spazzatura.

Dentro quei negozietti si vedono degli ossuti commercianti intenti a contare stancamente le loro noci di trepeu, che là sono usate come banconote di grosso taglio.

La loro grettezza è evidente a colpo d’occhio, anche se non si capisce mai cosa pensino.

In mezzo ai calcinacci tra cui vivono, si trovano derrate alimentari spesso andate a male, vecchissimi scampoli di tessuti, inutili pezzi di ricambio per macchine di vario tipo, e cumuli di pile e batterie negli angoli oscuri.

Qui si possono acquistare anche canzoni, che il negoziante canta e il cliente deve tenere a mente; ma di solito è facile tenerle a mente, trattandosi di canzoni vecchissime, divenute noiose a forze di cantarle.

Sono soprattutto i giovanotti in amore che le comprano, per qualche foglia di kuber, che vale al massimo un centesimo di dollaro.

Le pile e le batterie per auto sono un genere di lusso, che pochi possono permettersi (a parte il fatto che non servono a niente); ma le canzoni sono alla portata di tutti, e dopo averne acquistata una di solito il giovane esce cantando a voce spiegata.

Il negoziante accorre sulla porta per correggere qualche stonatura; ma il giovane non lo ascolta e rifà la canzone a suo modo, mentre va in giro cantandola per la città.

Tutti sanno a cosa prelude quel canto.

Si tratta del fatto che il giovanotto ha in mente di sposarsi, e si esercita a pronunciare frasi da dire alla futura sposa, contenute nella sua canzone fuori moda. “Quando sarà sposato, non canterà più, pigolerà soltanto”, dicono i Gamuna.

Ma vedere un giovanotto eccitato da una vecchia canzone comprata in quei negozietti, mentre la canta come se fosse la grande novità del giorno, dà l’idea esatta di una vita di squallore, verso cui ogni giovane corre sbadatamente, ma anche con un certo trasporto, bisogna dire.

 

Fata Morgana, Gianni Celati

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La passeggiata di un distratto

La passeggiata di un distratto

 

- Mamma, vado a fare una passeggiata.

- Va’ pure, Giovanni, ma sta’ attento quando attraversi la strada.

- Va bene, mamma. Ciao, mamma.

- Sei sempre tanto distratto.

- Si’, mamma. Ciao, mamma.

Giovannino esce allegramente e per il primo tratto di strada fa bene attenzione. Ogni tanto si ferma e si tocca.

- Ci sono tutto? Si, – e ride da solo.

E così’ contento di stare attento che si mette a saltellare come un passero, ma poi s’incanta a guardare le vetrine, le macchine, le nuvole, e per forza cominciano i guai.

Un signore, molto gentilmente, lo rimprovera:

- Ma che distratto, sei. Vedi? Hai già perso una mano.

- Uh, e’ proprio vero. Ma che distratto, sono.

Si mette a cercare la mano e invece trova un barattolo vuoto. Sarà proprio vuoto? Vediamo. E cosa c’era dentro prima che fosse vuoto? Non sarà mica stato sempre vuoto fin dal primo giorno…

Giovanni si dimentica di cercare la mano, poi si dimentica anche del barattolo, perche’ ha visto un cane zoppo, ed ecco per raggiungere il cane zoppo prima che volti l’angolo, perde tutto un bràaccio. Ma non se ne accorge nemmeno, e continua a correre.

Una buona donna lo chiama: – Giovanni, Giovanni, il tuo braccio!

Macche’, non sente.

Pazienza, – dice la buona donna. – Glielo porterò alla sua mamma.

E va a casa della mamma di Giovanni.

- Signora, ho qui il braccio del suo figliolo.

- Oh, quel distratto. Io non so piu’ cosa fare e cosa dire.

- Eh, si sa, i bambini sono tutti cosi.

Dopo un po’ arriva un’altra brava donna.

- Signora, ho trovato un piede. Non sarà mica del Giovanni?

- Ma si che e’ suo, lo riconosco dalla scarpa col buco. Oh, che figlio distratto mi e’ toccato. Non so piu’ cosa fare e cosa dire.

- Eh, Si sa, i bambini sono tutti così.

Dopo un altro po’ arriva una vecchietta, poi il garzone del fornaio, poi un tranviere, e perfino una maestra in pensione, e tutti portano qualche pezzetto di Giovanni: una gamba, un orecchio, il naso.

Ma ci può essere un ragazzo piu’ distratto del mio?

- Eh, signora, i bambini sono tutti così!

Finalmente arriva Giovanni, saltellando su una gamba Sola, senza piu’ orecchie ne’ braccia, ma allegro come sempre, allegro come un passero, e la sua mamma scuote la testa, lo rimette a posto e gli dà un bacio.

- Manca niente, mamma? Sono stato bravo, mamma?

- Sì Giovanni, sei stato proprio bravo.

 

Gianni Rodari

 

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il pinguino con la sciarpa a righe bianche e rosse

Dentro la palla di neve sulla scrivania di mio padre c’era un pinguino con una sciarpa a righe bianche e rosse.

 

Quando ero piccola papà mi metteva sulle sue ginocchia e prendeva in mano la palla di neve.

 

La capovolgeva perché la neve si raccogliesse tutta in cima, poi con un colpo secco la ribaltava.

 

E insieme guardavamo la neve che fioccava leggera intorno al pinguino.

 

Il pinguino è tutto solo, pensavo, e mi angustiavo per lui.

 

Lo dicevo a papà e lui rispondeva: “Non ti preoccupare, Susie, sta da re. E’ prigioniero di un mondo perfetto”.

 

"Amabili Resti"

 

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Così si balla il tango!

Così si balla il tango!

 

Che ne sanno gli elegantoni, leccati e bellimbusti,

che ne sanno cos’è il tango, che ne sanno di ritmo.

Qui sta l’eleganza: che presenza, che linea,

che portamento, che grazia, che classe per ballare!

Così si “taglia l’erba” mentre accenno un “otto”

Per queste figure così delicate io sono come un pittore.

Ora un rapido passo, un giro, una figura;

così si balla il tango… un tango perfetto!

 

Così si balla il tango!

Sentendo sul viso il sangue

Che sale ad ogni battuta;

mentre il braccio, come un serpente,

s’avvolge alla vita che quasi si spezza.

Così si balla il tango!

Mescolando i respiri, chiudendo gli occhi

Per sentire meglio, come i violini

Raccontano al bandoneon

Perché da quella sera Malena non ha più cantato.

 

Sarà una donna o un giunco quando esegue un passo,

sarà una molla o la corda di una carica

a muovere i suoi piedi?

Quel che è certo è che il mio amore, la mia altra metà,

quando balla diventa una belva che mi manda in estasi.

A volte mi domando se non sarà la mia ombra

Che sempre mi perseguita, o un essere senza volontà.

Ma lei è nata per un’unica cosa, per ballare la milonga,

e, come me, muore, muore per ballare…

 

Elizardo Martinez Vilas

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